gli aggiornamenti te li dice l'app
Per chi ha già l'app installata. Se hai la 0.4, questo è tutto quello che troverai di diverso.
Si installa sopra quella che hai. Non disinstallare niente e non serve un codice nuovo: restano il punto di casa, le tue scelte sugli avvisi e la registrazione.
Quando esce una versione nuova, la prima volta che apri l'app compare un avviso: che versione è, quanto pesa, e tre bottoni — Scarica, Novità per leggere che cosa cambia, e Più tardi. Se lo chiudi non torna a ogni apertura: in fondo alla schermata principale resta una scheda con gli stessi bottoni e le istruzioni per installare, finché non aggiorni.
Non c'è più da aspettare un messaggio, e non c'è da chiedere niente a nessuno.
Aprendo la versione nuova trovi le quattro cose di sempre — che è un esperimento, che non è la Protezione Civile, che il silenzio non è una previsione di bel tempo, e il favore di segnalare quello che l'app non ha visto — con i link all'informativa privacy e alle condizioni d'uso. Le parole non sono cambiate: adesso resta scritto che le hai lette. Si spunta, si va avanti, e non te lo chiede più.
Premevi «sì» o «no» e sullo schermo non cambiava niente. La risposta partiva davvero, ma non vedendolo veniva da premere ancora, e ancora. Adesso si vede.
E c'è «non lo so», una terza risposta: chiude la domanda senza obbligarti a inventare un sì o un no.
Poi tre domande che non dovevano proprio esserci. Quella su un avviso che il telefono non aveva mai ricevuto. La stessa domanda che tornava a ogni riavvio dell'app. E quella su una cella annunciata lontana che non si è mai avvicinata: lì la risposta il radar ce l'ha già, e chiedertela lo stesso ti faceva spendere un tocco per niente.
E quando il radar aveva visto poco adesso te lo dice prima che rispondi: un «no» su un avviso incerto vuol dire un'altra cosa, e serve saperlo prima di premere.
Capitava con gli avvisi tolti: l'app chiedeva «è arrivato?» prima dell'ora in cui la cosa sarebbe dovuta arrivare. Adesso aspetta quell'ora.
E la scheda della domanda dice a che ora l'avviso diceva che sarebbe successo, invece di «fra tanti minuti» — che riletto qualche ora dopo è un conto da fare a mano. Quando poi un avviso è stato tolto, c'è scritto perché: prima sembrava l'ora in cui il temporale era finito, e non lo era.
Quando il radar ha visto poco una cella, la notifica lo scriveva e l'app no. Adesso la riga dell'avviso finisce con le stesse parole della notifica.
Quando un fenomeno finisce la scheda non se ne va subito, perché potrebbe riaccendersi. Aspettava tre ore: adesso una. Quattro volte su dieci un fenomeno dura un fotogramma solo, e ti restava sul telefono tutto il pomeriggio per cinque minuti di pioggia.
Questa è nel motore, non nell'app: c'è già, senza aggiornare niente.
Al posto del rettangolo grigio con la rotellina c'è l'ultima immagine che avevi, sfocata, e un aquilone che sale e ricomincia. Serve a due cose: capire che il posto è sempre quello, e non passare da un colore piatto a una mappa nel momento in cui la figura arriva.
La sfocatura è forte apposta. Quella è l'immagine di prima, non quella di adesso: se si leggesse, la scambieresti per quella nuova.