Aquilone 0.5.2

gli aggiornamenti te li dice l'app

Per chi ha già l'app installata. Se hai la 0.4, questo è tutto quello che troverai di diverso.

Si installa sopra quella che hai. Non disinstallare niente e non serve un codice nuovo: restano il punto di casa, le tue scelte sugli avvisi e la registrazione.

Da adesso gli aggiornamenti te li dice l'app

Quando esce una versione nuova, la prima volta che apri l'app compare un avviso: che versione è, quanto pesa, e tre bottoni — Scarica, Novità per leggere che cosa cambia, e Più tardi. Se lo chiudi non torna a ogni apertura: in fondo alla schermata principale resta una scheda con gli stessi bottoni e le istruzioni per installare, finché non aggiorni.

Non c'è più da aspettare un messaggio, e non c'è da chiedere niente a nessuno.

La prima volta ti chiede di dire che hai letto

Aprendo la versione nuova trovi le quattro cose di sempre — che è un esperimento, che non è la Protezione Civile, che il silenzio non è una previsione di bel tempo, e il favore di segnalare quello che l'app non ha visto — con i link all'informativa privacy e alle condizioni d'uso. Le parole non sono cambiate: adesso resta scritto che le hai lette. Si spunta, si va avanti, e non te lo chiede più.

La domanda dopo un avviso adesso risponde

Premevi «sì» o «no» e sullo schermo non cambiava niente. La risposta partiva davvero, ma non vedendolo veniva da premere ancora, e ancora. Adesso si vede.

E c'è «non lo so», una terza risposta: chiude la domanda senza obbligarti a inventare un sì o un no.

Poi tre domande che non dovevano proprio esserci. Quella su un avviso che il telefono non aveva mai ricevuto. La stessa domanda che tornava a ogni riavvio dell'app. E quella su una cella annunciata lontana che non si è mai avvicinata: lì la risposta il radar ce l'ha già, e chiedertela lo stesso ti faceva spendere un tocco per niente.

E quando il radar aveva visto poco adesso te lo dice prima che rispondi: un «no» su un avviso incerto vuol dire un'altra cosa, e serve saperlo prima di premere.

E non ti chiede più prima che sia successo

Capitava con gli avvisi tolti: l'app chiedeva «è arrivato?» prima dell'ora in cui la cosa sarebbe dovuta arrivare. Adesso aspetta quell'ora.

E la scheda della domanda dice a che ora l'avviso diceva che sarebbe successo, invece di «fra tanti minuti» — che riletto qualche ora dopo è un conto da fare a mano. Quando poi un avviso è stato tolto, c'è scritto perché: prima sembrava l'ora in cui il temporale era finito, e non lo era.

«Da confermare» adesso lo dice anche la schermata

Quando il radar ha visto poco una cella, la notifica lo scriveva e l'app no. Adesso la riga dell'avviso finisce con le stesse parole della notifica.

Le notifiche restano appese meno

Quando un fenomeno finisce la scheda non se ne va subito, perché potrebbe riaccendersi. Aspettava tre ore: adesso una. Quattro volte su dieci un fenomeno dura un fotogramma solo, e ti restava sul telefono tutto il pomeriggio per cinque minuti di pioggia.

Questa è nel motore, non nell'app: c'è già, senza aggiornare niente.

Mentre il radar arriva

Al posto del rettangolo grigio con la rotellina c'è l'ultima immagine che avevi, sfocata, e un aquilone che sale e ricomincia. Serve a due cose: capire che il posto è sempre quello, e non passare da un colore piatto a una mappa nel momento in cui la figura arriva.

La sfocatura è forte apposta. Quella è l'immagine di prima, non quella di adesso: se si leggesse, la scambieresti per quella nuova.

E poi, in piccolo

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