il nome nuovo, e tutto quello che c'è sopra il tuo punto
Per chi ha già l'app installata. Se hai la versione 0.3, questo è tutto quello che troverai di diverso.
L'aggiornamento si installa sopra quella che hai. Non devi disinstallare niente, non ti serve un codice nuovo: restano il tuo punto di casa, le tue scelte sugli avvisi e la registrazione. Al massimo, la prima volta, il telefono ti chiede di confermare l'installazione.
Si chiama Aquilone. Prima si chiamava MeteoPin — un nome nato per il prototipo, quando l'app faceva una cosa sola. Sotto l'icona, nella barra in alto e nelle notifiche adesso trovi il nome nuovo, con un aquilone al posto della «O».
L'icona è cambiata: un aquilone con la coda e quattro gocce di pioggia. Se tieni l'app in una cartella o in un punto preciso della schermata, cercala con la faccia nuova.
L'aquilone non è un ornamento: è una cosa tua, che sta in alto, legata al tuo punto per terra. È esattamente quello che l'app fa.
Nelle impostazioni, sotto Aspetto, adesso puoi scegliere fra chiaro, scuro e come il sistema — quest'ultimo è quello di partenza e segue la modalità del telefono, che di solito diventa scura la sera.
Serve soprattutto di notte e in auto, dove uno schermo bianco in faccia è fastidioso.
Una cosa che potresti notare: la schermata che appare nel primo mezzo secondo, quella con l'icona, la disegna Android e segue sempre la modalità del telefono, non la tua scelta dentro l'app. Se metti «chiaro» mentre il telefono è in modalità scura, per un istante vedrai un fondo scuro. Con «come il sistema» non succede.
È la novità più grossa. Prima l'app rispondeva a una domanda sola — sta arrivando grandine? Adesso racconta tutta la colonna d'aria sopra la tua testa, e lo fa in righe che si aprono con un tocco.
Sull'immagine del radar puoi accendere due strati nuovi:
E, dallo stesso comando, Sole e Luna: due iconcine sul bordo dell'immagine, dalla parte in cui stanno davvero in questo momento. La Luna è disegnata con la fase che ha adesso — falce, mezza, gibbosa, piena — e tutte e due compaiono solo se sono sopra l'orizzonte. Se le accendi di notte, con tutti e due sotto, l'app te lo dice invece di lasciarti a guardare un riquadro uguale a prima.
Serve a leggere quel che c'è nel riquadro: un temporale che arriva da dove sta il Sole arriva controluce, e la Luna piena bassa a est è quella che stanotte illuminerà le nubi.
Sotto l'immagine, una riga per argomento — in ordine di gravità, così quello che conta sta in cima:
Nel Dettaglio (l'icona «i» in alto) c'è la parte tecnica: la colonna d'aria, la stazione meteo a terra più vicina, quanta pioggia è caduta, e quanto è alta la cima del temporale — che è il numero da cui si capisce se una cella fa grandine.
E c'è la foto dal satellite, la scheda vera del Meteosat.
Questa app resta un esperimento, non un servizio. Non è la Protezione Civile: se loro dicono una cosa e Aquilone ne dice un'altra, ha ragione la Protezione Civile. Il silenzio non è una previsione di bel tempo — vuol dire solo che il radar, in questo momento, non vede niente in arrivo sul tuo punto.
E resta la cosa più utile che puoi fare tu: segnalare quello che l'app non ha visto. Se ha grandinato e non ti ha avvisato, dillo dall'app. È così che migliora.