Quando si acquista un flauto dolce...

Cari lettori,
provo a riprendere le pubblicazioni dopo una lunga pausa dovuta inizialmente a uno tsunami di nuovi impegni, ma poi sfociata in una riflessione su come e fino a che punto portare avanti questo blog. Dei frutti di questa riflessione ne parleremo, forse, fra un po'.

Per il momento, voglio provare a condividere con voi un po' di esperienze di acquisto e relativi tentativi, nel poco luminoso mondo dei costruttori e dei venditori di flauti dolci.

Tipologie merceologiche
Per i meno avvezzi, tento una rapida e sommaria classificazione dei flauti dolci attualmente in commercio, in modo tale che sia chiaro a tutti di cosa più avanti si parlerà:

 

  1. Flauti dolci spazzatura. Sono i "plasticoni" e i tocchi di legna da ardere che vengono spacciati per strumenti musicali nelle nostre scuole dell'obbligo. Sono quasi sempre a diteggiatura tedesca e costano pochi o pochissimi euro.
  2. Flauti dolci industriali di massa. Sono i modelli suonabili prodotti da strutture industriali quali Yamaha, Aulos, Moeck, Mollenhauer, ecc. Sono già a diteggiatura barocca (ma non tutti) e solitamente quelli in plastica sono tutto sommato migliori di quelli in legno. Il costo varia da poche decine a poche centinaia di euro.
  3. Flauti dolci semi-artigianali. Prodotti da costruttori industriali, sono strumenti a vocazione professionale, ma il più delle volte si tratta di strumenti "vorrei ma non posso" (suonare bene). La produzione è per lo più organizzata industrialmente, ma poi il voicing e i ritocchi finali vengono eseguiti a mano e, possibilmente, con cura. Costano solitamente svariate centinaia di euro, ma alcuni modelli possono invadere la fascia delle migliaia.
  4. Flauti dolci artigianali. Strumenti professionali, costruiti a mano da (quasi sempre) capaci artigiani. Il costo parte da circa 1.000 euro e sale indefinitamente.

Definizione di professionalità
Mi sono già occupato di questo tema riguardo i flautisti dolci, nel qual caso c'era più di una sfumatura da considerare. Parlando invece di costruttori e di venditori di strumenti, direi che la definizione è semplice:

i costruttori e i commercianti professionali di flauti dolci producono e vendono strumenti a scopo di lucro, organizzando la propria attività con criteri imprenditoriali commisurati al proprio volume d'affari e alla tipologia di prodotto trattata.

.. Ehm, ho per caso detto che si tratta di una definizione semplice? In realtà, la maggior parte dei costruttori e dei venditori nei quali ho avuto la ventura di imbattermi non ricade affatto all'interno dei suddetti criteri, soprattutto riguardo il requisito di imprenditorialità.

Storie di dolore
Partiamo dal basso e vediamo cosa può capitare nell'acquistare un flauto dolce.

  1. Spazzatura. In Italia sono dappertutto, dai centri commerciali ai negozi di strumenti musicali, passando dai rivenditori di giocattoli. Comprensibile l'offerta pervasiva vista la richiesta da parte delle scuole, ma perché quasi tutti i commercianti di strumenti musicali italiani si abbassano a vendere questa schifezza?
  2. Industriali di massa. Sono questi che ci si aspetterebbe di trovare nei negozi di strumenti invece -ad esempio a Milano- ce n'è praticamente solo uno che ne tiene alcuni regolarmente a disposizione. Primo aneddoto: in un negozio nel centro di Monaco di Baviera, al secondo piano, c'è un settore delizioso strapieno di flauti dolci di questa e della seguente categoria. Fregandomi le mani, ho chiesto al commesso di poterne provare uno, ma la risposta è stata negativa: "È per ragioni di igiene, caro signore!". Era quasi indignato. Balle! Se vi trovate in questa situazione, uscite immediatamente dal negozio: se i flauti di plastica possono più o meno avere sempre la stessa qualità, così non è per quelli di legno di questa fascia. A non provarli, facilmente vi ritrovate in mano una fregatura.
  3. Semi-artigianali. In Italia sembra che questi flauti non esistano, o quasi. Se non ci credete, provate a cercarne uno e poi ne riparliamo.
    Aneddoti.
    Ho chiesto alla Mollenhauer di provare alcuni dei suoi flauti dolci "moderni". Sono stati molto gentili e me li hanno fatti avere presso un loro rivenditore di Milano, un negozio di giocattoli in legno! Così un pomeriggio sono andato da loro e sono rimasto chiuso in uno sgabuzzino del retro per due ore: non c'era altro posto…
    Ho chiesto alla Moeck di provare alcuni suoi soprani a 415 Hz. Mi hanno risposto con sollecitudine, ma indirizzandomi genericamente verso un qualunque negozio di strumenti musicali. Poi, quasi per concessione, hanno fatto due esempi: uno sconosciuto negozio di Milano che non risponde alle email, e un negozio in provincia di Pavia che ho preferito non contattare. Ricordandomi di un simpatico insegnante di flauto dolce che esegue anche riparazioni e fa piccolo commercio di strumenti di questa marca, ho provato allora a chiedere a lui, ma evidentemente la mia email ha qualche problema perché neanche lì ho avuto risposta…
  4. Artigianali. In Italia ci sono quattro costruttori generalmente accreditati per i flauti dolci. Personalmente ne ho provato solo uno, con esiti sconcertanti. Premetto che lo strumento che alla fine ho ottenuto è eccezionale e che, quanto a questo, consiglierei questo costruttore a occhi chiusi. Però… Quando sono andato a trovarlo ho provato fra gli altri uno strumento che mi piaceva, ma ancora da finire. Il costruttore mi ha assicurato che sarebbero bastati venti giorni e me l'avrebbe consegnato (ci sono testimoni :) ), quindi ha accettato un acconto del 30%. C'è voluto invece circa un anno per averne uno diverso, periodo nel quale il costruttore è rimasto per lo più irreperibile…
    All'estero non è che debba per forza andare meglio, anzi! Ho di recente provato un bellissimo soprano pre-barocco in due pezzi costruito da un costruttore svizzero-tedesco. Avevo proprio intenzione di acquistarne uno, anzi eravamo in quattro a doverlo comprare, ma non ci siamo riusciti! Dopo aver mancato un primo appuntamento che, miracolosamente, eravamo riusciti a ottenere, non c'è stato modo di fissarne un altro, nonostante le ripetute richieste nell'arco di mesi.


Esperienze positive? Alcune…
Bisogna parlare delle volte nelle quali le cose funzionano, così si capisce meglio come dovrebbero normalmente andare, no?
Sono andato da Prina, negozio di strumenti musicali di Milano, per comprare dei flauti di plastica Yamaha. Li ho potuti provare con calma per tutto il tempo che ho voluto, quindi ne ho poi comprati, in successive visite, quattro.
Ho preso contatti con il costruttore tedesco Paetzold, per un bassetto quadrato. Mi hanno subito inviato un listino prezzi e quindi un'offerta scritta corredata di tempi di consegna! Ho fatto l'ordine, ho pagato e nei tempi previsti ho ricevuto lo strumento che mi aspettavo…
Ho chiesto al costruttore tedesco Ralf Netsch di provare qualche suo flauto Ganassi in Sol. Me ne ha mandati tre, li ho provati per una settimana, ne ho trattenuto uno, ho pagato e ho rimandato indietro gli altri due…

Consigli per gli acquisti
Ecco dunque alcune considerazioni e qualche consiglio per i "consumatori".

  1. Spazzatura. Inutile e dannosa. Fate la raccolta differenziata.
  2. Industriali di massa. So che il pregiudizio sul legno è duro a morire, ma non è meglio un flauto di plastica che suona bene e costa 30 euro invece di uno di legno, stonato, facile all'intasamento e che costa centinaia di euro? Personalmente trovo gli Yamaha di plastica eccezionalmente affidabili, ma privi di personalità: ottimi per trovare il proprio suono. Gli Aulos hanno un suono più bello e definito, ottimi per fare bella figura… Provateli tutti prima di comprarli.
  3. Semi-artigianali. Qui tenderei invece ad accodarmi al giudizio comune: sono strumenti che hanno un solo pregio (e non sempre), costare meno di quelli artigianali. Ma la qualità spesso delude. Meglio essere molto sicuri del singolo pezzo che si intende acquistare.
  4. Artigianali. La prima considerazione che, istintivamente, mi viene da fare è: comprateli solo se sono già pronti per essere portati a casa, quindi in fiere ed esibizioni dove è possibile provarli. Oppure insistete per farvene mandare qualcuno a casa in prova, potendone eventualmente trattenere uno.
    In realtà questi strumenti sono spesso eccezionali: se avete molta pazienza, una buona dose di fatalismo e del denaro da mettere a rischio, imbarcatevi pure nell'avventura di ordinarne uno a scatola chiusa.


Consigli per le vendite
Cari costruttori e venditori di flauti dolci, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Il cliente ha sempre ragione;
  2. I tempi di consegna sono mandatari e vanno prima dichiarati, quindi rispettati;
  3. Rispondere alle email e alle richieste con sollecitudine, cortesia e completezza è il minimo che ci si aspetti da un professionista;
  4. Il cliente vuole darvi i suoi soldi: mettetelo in condizione di effettuare l'acquisto con semplicità;
  5. Gli strumenti che non funzionano, non funzionano. Buttateli voi, non lasciate che lo facciano i vostri clienti.


Cari venditori in particolare, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Gli strumenti vanno provati: tocca a voi organizzarvi con le necessarie contromisure igieniche;
  2. Non vi riempite il negozio di strumenti-spazzatura: è il vostro mestiere, informatevi e scegliete marchi e modelli affidabili.


Cari costruttori in particolare, mi piacerebbe consideraste che:

  1. Anche se magari nella vita avreste voluto fare i musicisti, o gli ingegneri, chi lo sa?, sta di fatto che costruite e commerciate prodotti. Siete imprenditori, non artisti, adeguatevi a questa realtà e siate conseguentemente professionali;
  2. Se vi viene ordinato un prodotto, quello dovete consegnare, non un altro che avete in quel momento a disposizione;
  3. È meglio organizzarsi per avere molti strumenti in pronta consegna, che non avere delle lunghe e confuse liste d'attesa. Anche se molti di voi sono in buona fede, la sensazione è che più è incerta la qualità della vostra produzione, maggiormente oscure sono le vostre pratiche commerciali… siate trasparenti!


Suonatori o collezionisti?
Infine, so che a quasi tutti quelli che lo suonano, il flauto dolce piace tanto già solo come oggetto, oltre che per il suono. Ma perché riempirsi di strumenti, spesso d'improbabile qualità, se non siete collezionisti (nel qual caso dovreste procurarvi esemplari di ben altra levatura)? Detto altrimenti: il suono che emettete dipende quasi interamente da voi, e molto meno dallo strumento che avete in mano. Concentriamoci sulle nostre qualità invece che su quelle di un flauto-oggetto transizionale :)