Surman, il suono "altro" e la respirazione circolare

Qualche giorno fa avevo programmato di scrivere un post di recensione sul concerto del The Dowland Project, quartetto composto dal tenore John Potter, John Surman al sax soprano, clarinetto basso e flauti dolci, Milos Valent – violino e viola, e infine Jacob Heringman, liuto e chitarra, che si è esibito a Milano il 17 settembre scorso.
L'idea di fondo del gruppo è quella di riproporre il repertorio della canzone rinascimentale dal punto di vista del musicista moderno. Il tenore John Potter ne parlò qualche anno fa al leggendario produttore discografico Manfred Eicher, il quale suggerì la presenza di musicisti jazz all'interno della formazione, ecco perché vi troviamo uno dei jazzisti europei più famosi al mondo, John Surman.
Purtroppo durante il concerto Surman non ha utilizzato flauti dolci, forse per ragioni di amplificazione, dunque non ha molto senso parlarne qui. Consiglio comunque di procurarsi le registrazioni realizzate dal gruppo (tre al momento) poiché si tratta di musica molto affascinante, ben suonata e certamente un po' diversa all'ascolto rispetto a quello cui siamo forse tutti abituati.

Il flauto dolce come "altro"
Detto incidentalmente, John Surman da sempre utilizza i flauti dolci nei suoi dischi, a partire dai primi anni settanta, quasi sempre come colori di fondo (con il basso) oppure quasi a mo' di flauto nativo-americano, con un suono molto soffiato e spesso al limite della rottura. Sebbene la sua più che trentennale esperienza con il flauto dolce possa far supporre che egli sia in grado di suonarlo in maniera – diciamo – standard per suono e intonazione, in realtà nei suoi dischi non lo utilizza mai così, ma sempre cercando timbri "particolari". Di contro, Surman è invece una sorta di scienziato delle ance, con suono e tecnica eccellente. A mio avviso si tratta dunque di un perfetto esempio di un utilizzo che il flauto dolce ha avuto durante tutto il secolo scorso (e l'inizio del presente) nell'ambito della musica contemporanea "colta", ovvero come serbatoio di timbri invece che di note. Poco tempo fa ho sentito un compositore affermare senza mezzi termini: "se mi servono delle note precise utilizzo un flauto traverso; il flauto dolce serve ad altro".

Respirazione circolare
Ciò detto, resta ancora qualcosa da aggiungere sul concerto. Il ruolo di Surman nel quartetto è triplice: a volte suona il basso (con il clarinetto basso), altre volte delle melodie sulla voce o il violino (nei dischi spesso con il flauto dolce), ma soprattutto improvvisa liberamente sulle strutture del repertorio proposto (con sax soprano e clarinetto basso). John Surman è un mago delle scale diatoniche e riesce benissimo a sfruttare le limitate possibilità (per un improvvisatore jazzistico) che quelle strutture antiche offrono.
In tutti e tre i ruoli il musicista utilizza in maniera estensiva la respirazione circolare, ovvero quella tecnica che consente di continuare a suonare senza interruzione uno strumento a fiato, pur ovviamente riuscendo a respirare.
Solo pochi mesi fa un flautista dolce professionista mi dichiarava la sua ferma contrarietà a tale tecnica: "è inutile, non la usi praticamente mai, non vale la pena impararla, a meno che non ci si specializzi in musica contemporanea". Credo che questa opinione sia molto diffusa e che per questo siano di conseguenza molto pochi i flautisti dolci che sappiano respirare circolarmente.
Quando ho ascoltato Surman farlo su musiche di 400 e più anni fa, non ho potuto fare a meno di pensare che nella musica si utilizza sempre quello che -tecnicamente- si possiede, ma se una cosa non ce l'hai non ti viene neanche in mente come utilizzarla… La conclusione è a questo punto ovvia: imparate la respirazione circolare! Oltre a essere un ottimo esercizio per la respirazione in generale, una volta padroneggiata questa tecnica verrà certamente utile :)

P.S. I. Non molto tempo fa ho letto (non mi voglio ricordare dove…) l'affermazione convintissima che la respirazione circolare sia impossibile sul flauto dolce, vista la scarsa resistenza all'aria offerta dall'imboccatura. Chi così la pensi si consoli: non solo è possibile sfruttarla sul nostro strumento, ma molti flautisti dolci specializzati in musica contemporanea la padroneggiano perfettamente.

P.S. II. La rete è piena di articoli sulla respirazione circolare (o continua): vanno tutti bene perché la tecnica di base è sempre la stessa per qualunque strumento. Se qualcuno di voi me lo dovesse chiedere, potrei tuttavia pensare di scrivere qui qualcosa di specifico per il flauto dolce.