L'eredità di Frans Brüggen nel flauto dolce

Forse non tutti i flautisti dolci che leggono queste pagine ricorderanno l'intervista che qualche anno fa Frans Brüggen rilasciò a Ernesto Schmied per la rivista di musica antica Goldberg.
Da quel che si può capire dal testo sul sito della rivista, l'intervista venne rilasciata il 12 gennaio 2000 e pubblicata nel numero 11 di quello stesso anno (mentre la versione Web è del 2005).
L'intervista è molto lunga, ma una sola domanda riguarda il flauto dolce. Dato che le parole attribuite a Brüggen sono molto importanti, consiglio di leggere la versione originale in spagnolo e la traduzione ufficiale in inglese (collegamenti web non più disponibili). Eccone una versione in italiano (questa e le seguenti traduzioni sono mie):

«Può dire qualcosa ai flautisti che leggono Goldberg? Lei è uno dei principali "colpevoli" della rinascita di questo strumento.

Sì, sì [ride tra sé e sé ricordando]. Sono stato invitato dalla American Recorder Society negli Stati Uniti perché ero stato eletto [sopracciglia, braccia e corpo si sollevano insieme in un gran gesto retorico] Interprete di Flauto Dolce del Millennio [ride di nuovo]. Strano, no? Non te ne puoi liberare. Ho detto loro che non intendevo andare, non lo hanno compreso! Ho scelto una nuova vita. Non l'ho detto a loro, ma lo dirò a te adesso, la verità è che non riesco a sopportare il suono del flauto dolce [ride ancora].»

Omissione rivelatrice
Cercando reazioni a questa intervista non si trova molto in rete; riporto qui un paio dei riferimenti più interessanti. Il primo è comparso sulla Newsletter dell'American Musical Instrument Society, Volume 33, N.1, 2004, nella recensione di Dale Higbee dell'edizione 2003 di The Recorder: A Research and Information Guide, di R. Griscom e D. Lasocki. Eccone un brano:
«Come quelle precedenti, anche questa edizione è dedicata a "Frans Brüggen senza la cui esistenza non ci sarebbe neanche mai interessato realizzarla", il che mi fa dubitare su quanto Griscom o Lasocki conoscano il loro dedicatario personalmente. Il grande talento di Brüggen come virtuoso del flauto dolce ha impressionato molti e lo ha reso una celebrità mondiale. Adesso, però, mostra verso il flauto dolce disprezzo e disdegno ed è impegnato esclusivamente nella sua carriera come direttore.
Nella sezione "Biografie e Interviste: Moderni" (pp. 425-30) ci sono ben venti voci collegate a " Brüggen, Frans (n. 1934)", ma gli autori hanno omesso un'intervista particolarmente rivelatrice di Ernesto Schmied, pubblicata su Goldberg Magazine 11 (Maggio/luglio 2000), pagg. 40-49. Il flauto dolce è citato solo in un paragrafo di questa lunga intervista.» (Segue il testo dell'intervista su riportato.)

Più di un traversista!
Il secondo riferimento che ho trovato interessante compare in un'intervista del 1 luglio 2006 di Bill Blackford al grande flautista (barocco) Barthold Kuijken (si può scaricare in pdf su Recorder Home Page).
L'autore commenta, al termine dell'intervista, un certo atteggiamento negativo da parte di Kuijken verso il flauto dolce, quindi riporta integralmente il medesimo paragrafo dell'intervista di Brüggen qui citato. Ecco infine come conclude:

«Di certo le parole di Kuijken non sono severe quanto quelle di Brüggen. Kuijken non odia il flauto dolce.»

Penso sia interessante, nel primo riferimento, l'emblematicità dell'omissione dei due super-esperti Griscom e Lasocki: per qualche ragione apparentemente poco comprensibile, quell'intervista a Brüggen sembra essere circolata molto poco fra i flautisti dolci.
Il secondo riferimento offre invece una traduzione in linguaggio ancora più semplice e immediato del succo dell'intervista: Brüggen odia il flauto dolce.

Il seminario di Roma - 1973
Qualche spunto per comprendere cosa possa essere accaduto a Brüggen forse si può ritrovare in uno storico seminario che egli tenne a Roma nel lontano 1973, la cui trascrizione venne pubblicata su il Flauto dolce, il bollettino della Società Italiana del Flauto dolce, nei fascicoli 5 e 6 (1975/1976). Ecco cosa dice Brüggen a un certo punto:

«[…] la vostra preferenza per il flauto dolce dev'essere basata sul fatto che a voi piace lo strumento, puramente e semplicemente, e che vi piace suonare lo strumento, e non tanto la musica, le composizioni (si tratti di composizioni di Haendel o Bach o Telemann), ma soltanto di fare certi suoni con questo strumento; e il vostro talento, per così dire, dev'essere che al mondo non c'è cosa che vi piace di più di produrre dei suoni, belli o brutti, ma comunque dei suoni che vi piacciono su questo strumento.» (n. 5, pagg. 4-5)

Mi pare si possa desumere che, a un certo punto e per ragioni che credo s'ignorino, a Brüggen è cominciato a non piacere più quel suono, fino al punto di odiarlo.

Un fatto privato?
È evidente che si debba avere rispetto verso le decisioni individuali di chiunque e che per noi esseri umani normali è ben difficile comprendere cosa possa passare per la mente di un artista di così alto livello e cosa possa accadere, emotivamente e razionalmente, una volta toccati gli apici che Brüggen ha raggiunto nella sua "precedente" carriera di flautista dolce.
Quindi se l'individuo Brüggen ha deciso non solo di cambiare mestiere, ma addirittura di usare parole così pesanti nei confronti del suo strumento, nessuno dovrebbe criticarlo per questo.

D'altro canto, Frans Brüggen è un'icona, un personaggio pubblico che ha incarnato per anni l'essenza dello strumento stesso. Di più, è stato egli stesso a creare questa sua posizione carismatica attraverso l'inevitabile attività pubblica che ha volontariamente svolto come concertista, come oratore, come insegnante e come uomo di cultura in generale. Un individuo che si ritrovi in queste condizioni, non un "eroe per caso" bensì un musicista per lungo tempo impegnato, possiede delle responsabilità pubbliche. Frans Brüggen, alla fine, le ha rigettate.

Un danno da risanare
Per questa ragione credo che, seppure umanamente comprensibile, questa "defezione" abbia fatto sul piano sociale e culturale più danno al flauto dolce di quanto non ne abbia fatto probabilmente qualunque altra singola cosa accaduta nel secolo scorso. Se, come dice il giornalista nell'intervista, Frans Brüggen è uno dei più "colpevoli" della rinascita del flauto dolce nel '900, è anche colpevole di avere seriamente attentato al suo futuro.
Un ragazzo, una ragazza che si avvicinino al flauto dolce con serie mire, non solo dovranno confrontarsi con l'altissimo standard musicale imposto e dimostrato da Brüggen, ma dovranno anche prendere atto che il Maestro stesso non è stato in grado di trovare un dopo, una strada da percorrere oltre i traguardi da lui raggiunti.
Dopo averci - giustamente - fatti sentire piccoli con la sua grande musica, ci fa poi sentire ancora meno importanti nei confronti del resto del mondo musicale, lasciandoci alle prese con uno strumento che lui odia.

Il nostro Maestro ci ha tradito, e ora ci disprezza.

Esagerato? Forse, ma sto solo cercando di dare corpo e sostanza a quel fastidio che, è evidente, molti hanno provato leggendo le parole di Brüggen in quell'intervista.

Il paradigma fissato da Brüggen e dalla sua generazione ha evidentemente mostrato tali limiti che lo stesso Maestro non ha trovato più sufficienti prospettive per continuare ad amare il nostro strumento. Quello che resta da fare, facile a dirsi, è cercare delle nuove strade e fissare un nuovo paradigma. Attenzione a credere che forse non ce ne sia bisogno, perché a ben vedere è lo stesso Maestro ad avercelo detto: stando così le cose, il flauto dolce non ha futuro, di certo non ne ha avuto per lui.