Abbasso la condensa!

Se nel mondo del flauto dolce esiste un problema che possa dirsi annoso, questo è certamente quello dell'occlusione del canale dell'aria dopo un po' che si suona lo stesso strumento.

Comincio col descriverne alcuni aspetti oggettivi, tratti in parte da un intervento tenuto dal costruttore Pietro Sopranzi all'ultima Giornata di Studi Erta, poi vedremo alcuni possibili rimedi.

Viene detto canale dell'aria (elemento B della figura - tratta da Wikipedia.org) la parte dell'imboccatura attraverso la quale l'aria viene soffiata verso il labium (lo spigolo vivo che materialmente genera il suono nel flauto dolce - elemento C della figura).
L'occlusione (parziale) del canale avviene principalmente a causa della condensa, ma non è infrequente il caso di suonatori che abbiano una salivazione eccessiva e tendano a soffiare insieme all'aria anche la saliva stessa. Questa causa di occlusione dipende da atteggiamenti soggettivi e quindi non ne parleremo qui.

Nella normalità l'occlusione viene causata dal vapore acqueo che si trova nel respiro e che condensa, ovvero passa allo stato liquido all'interno del canale e tende a stazionarvi, disturbando e parzialmente impedendo il normale flusso dell'aria.

Si possono individuare numerosi rimedi, preventivi o riparatori, a questo problema.

Tecnica costruttiva, non materiali
Il primo riguarda la costruzione del flauto dolce stesso. Molti pensano che il blocco, quella parte di legno che costituisce il "pavimento" del canale dell'aria (elemento A della figura in alto), venga realizzato con un materiale tale da attenuare gli effetti negativi della condensa. In realtà le funzioni del blocco sono principalmente due: costituire appunto il canale dell'aria in quanto tale (fungendo da pavimento) e gestirne dunque la forma in maniera agevole dal punto di vista costruttivo; assorbire l'umidità che si crea nel canale in maniera tale che la testa dello strumento non si espanda fino a spaccarsi. Quindi il materiale di cui il blocco è fatto più che impedire la formazione della condensa ne impedisce gli esiti più catastrofici. È per questa ragione che vengono impiegati materiali (ad esempio il classico legno di cedro) che siano in grado di assorbire umidità senza deformarsi troppo.
La tecnica costruttiva come prevenzione alla formazione della condensa può essere solo una: la qualità delle pareti del canale dell'aria. L'aria infatti tenderebbe ad "auto-lubrificarsi", creando da sé un cuscinetto di scorrimento fra le pareti del canale e il flusso vero e proprio: se queste pareti (e i relativi spigoli) non sono create in maniera ottimale ma dovessero invece presentare delle irregolarità, si verrebbero a creare dei vortici locali all'interno dei quali il fenomeno della condensazione è decisamente maggiore.
Le conclusioni possibili di questa considerazione sono:

- Il materiale di cui è fatto il blocco è per sé ininfluente rispetto alla quantità di condensa che si produce.
- Un flauto di legno che tenda a condensare più di altri ha o il canale sporco o qualche imperfezione (di realizzazione o di design) all'interno del canale e dovrebbe essere fatto vedere dal costruttore (sconsigliabile il fai-da-te con inserimento di oggetti di varia natura nel canale: facilmente rovinereste lo strumento).

Questa considerazione vale anche per i flauti di plastica: la qualità del progetto e le tecniche di fusione adottate possono influenzare la quantità di condensa che si forma nel canale, mentre l'assenza di un blocco di legno è decisamente un problema secondario. Più avanti vedremo come in realtà la presenza di plastica faciliti la risoluzione di questo problema, invece che peggiorarlo (come solitamente si pensa).

Meglio caldo che freddo
Il secondo rimedio al problema della condensa è anch'esso preventivo e consiste semplicemente nello scaldare lo strumento (sia esso di legno o di plastica) prima di iniziare a suonarlo. Normalmente si vedono i flautisti dolci prima di un concerto con le teste degli strumenti in tasca o sotto le ascelle (qualcuno anche nei pantaloni!). La ragione prima, per gli strumenti in legno, è legata all'intonazione che, come si sa, tende a crescere man mano che lo strumento si scalda. Iniziare a suonare con uno strumento già caldo limita lo spostamento del diapason. La seconda ragione sta però proprio nella condensa: il passaggio dallo stato di vapore a quello di liquido è fortemente agevolato dalla differenza di temperatura, come i vetri delle auto in inverno c'insegnano. Diminuendo la differenza di temperatura fra fiato e canale diminuisce anche il fenomeno condensatorio.

Odio il sapone
Il terzo rimedio consiste dell'inserire di tanto in tanto alcune gocce di liquido all'interno del canale, solitamente una soluzione blanda di acqua e sapone. Anche se molti costruttori lo consigliano, personalmente ho qualche ritrosia a inserire in una parte così delicata come la testa di uno strumento in legno un liquido estraneo e possibilmente dannoso. Il sapone tende comunque a sedimentare nel canale e dunque a creare incrostazioni, rendendo il rimedio peggiore del male.

Out è meglio di In

Il quarto e quinto rimedio sono lo stesso, solo ne cambia la direzione: aspirare o soffiare via la condensa. Al di là di differenze antropologiche e psicologiche fra chi preferisci l'una o l'altra prassi, mi limito a sottolineare la forza maggiore di un soffio violento rispetto a un'aspirazione: semplicemente il primo è più efficace della seconda nel liberare il canale (e ha l'indubitabile vantaggio di non farti rimangiare quello che hai sputato dentro al canale anni prima…). L'ovvia cautela (per gli strumenti di legno) è di non toccare il labium con le dita, che lasciano sempre una certa quantità di grasso e acido sulla superficie. Meglio chiudere l'intera finestra avvolgendola dentro al palmo chiuso della mano, quindi soffiare violentemente.

Va da sé che qualora il problema della condensa si presenti mentre si sta suonando un lungo passaggio, non esiste alternativa alla veloce "succhiata".


Solo la testa
Il sesto rimedio in realtà è un'operazione che si dovrebbe fare ogni volta che si smette di suonare uno strumento, ma in casi estremi si può fare anche mentre si suona: staccare la testa, tapparne con una mano il foro inferiore e soffiare dentro la finestra violentemente in maniera tale che l'aria esca dall'imboccatura (e facendo attenzione a non toccare il labium con la lingua o le labbra).

Veramente universale
Vorrei concludere con un consiglio riguardante i soli flauti di plastica. Se l'inserimento di acqua e sapone può alla lunga deteriorare uno strumento di legno, così non è per la plastica. Da alcuni anni ho adottato a proposito un metodo però alternativo: invece di mettere il liquido ogni tanto, eseguo un trattamento in fase di lavaggio con un comune sgrassatore (ad esempio quello nella foto, che tutti conosciamo). Spruzzo questo liquido in quantità direttamente nel canale (oltre che sul resto del corpo) e poi lascio il tutto a bagno in acqua tiepida per un'ora circa. Essendo il liquido tossico se ingerito direttamente, è necessario sciacquare abbondantemente e a lungo (alcuni minuti) sotto acqua fredda (nel riprendere in bocca il flauto non si deve sentire alcun sapore residuo).
Trovo che questo trattamento offra il seguente risultato: rimuove agevolmente qualunque incrostazione di sporco e simili dall'intero strumento (canale compreso) senza alcuna azione meccanica, e lascia dunque il canale in condizioni ottimali. Anche una minima incrostazione può creare quei vortici dei quali si diceva sopra, aumentando la quantità di condensa: un canale perfettamente pulito tenderà invece a condensare molto di meno. Personalmente sottopongo regolarmente i miei flauti di plastica a questo trattamento ogni uno/due mesi, con risultati eccellenti.